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C-House
(Polycarbonate House) è il progetto di una
casa in policarbonato alveolare da realizzare nel maggio 2000 a Tokyo
(Giappone) in occasione di Mukojima Net Event.
La parte progettuale è stata finanziata con una borsa di studio, rilasciata
dalla Canon Foundation in collaborazione con la Hosei University di Tokyo,
dal titolo "Progetti sensoriali: architetture ambientali". La suddetta
borsa viene rilasciata annualmente a ricercatori europei e asiatici che
intendono approfondire temi di ricerca e progetto rivolti al confronto
tra le culture europee e quella nipponica. C-House intende esprimere come sovente l’innovazione in ambito progettuale si concentri sui requisiti del prodotto e dei materiali, di natura esclusivamente tecnologici, estetici, funzionali trascurando le prestazioni sensoriali e culturali che talvolta sono il tramite più efficace per consentire l’ingresso e l’assimilazione di nuove tecnologie in mercati e culture straniere, che sovente sono gli aspetti che maggiormente agiscono sulle scelte progettuali e ambientali. Da un’attenta analisi dei materiali da costruzione ci si è accorti infatti che l’ingresso su nuovi mercati di taluni rispetto ad altri, non dipende solo dal loro maggiore o minore know how tecnologico, non solo dai costi, ma anche (e talvolta soprattutto) dalla capacità di un materiale di interagire e rispondere alle sensazioni, alle emozioni che ciascuna cultura ricerca, desidera, compra. C-House è il progetto di una casa temporanea per due persone, delle dimensioni massime di 6x6x3 metri che verrà costruita e abitata nel mese di maggio 2000 a Tokyo. L’edificio verrà realizzato in policarbonato alveolare. |
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Il
progetto
nasce da una riflessione in merito ai modi d’abitare e di costruire abitazioni temporanee ad opera degli homeless giapponesi. Queste persone vivono dentro scatole di cartone che nelle ore serali si trasformano in case pieghevoli per una o due persone. Si tratta di un minimo abitativo alquanto singolare per come viene vissuto, per il materiale utilizzato, per i livelli di comfort ambientale (la sicurezza in Giappone non è da considerarsi un problema) che intende assicurare. C-House vuole essere quindi lo sviluppo progettuale di un’abitazione a basso costo per tempi limitati, che non garantisca unicamente le prestazioni funzionali, tecnologiche, ambientali, ma anche quelle performance estetiche, emozionali e sensoriali che fanno spesso la vera differenza tra la sensazione affettiva di casa e quella commerciale di packaging. Un simile progetto, nelle sue ambizioni più proiettive, potrebbe configurarsi come la soluzione più idonea per housing economico in situazioni di emergenza, di provvisorietà, di estrema flessibilità territoriale e abitativa. |
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di
una casa… ognuno ha una propria idea. La casa dove si è nati, quella dove si vive, quella dove abita la fidanzata… Per questa ragione, mediante comparazione con la propria esperienza di abitare, ognuno è in grado di interpretare una cultura, le sue peculiarità, i modi, i tempi, le regole, le emozioni, le caratteristiche di una società. Entrare in una società così differente dalla nostra come quella nipponica impone il passaggio obbligato attraverso l’esperienza dell’abitare, della casa. Costruire una casa, in Giappone, così come abitarla, vuol dire adeguarsi a spazi limitati, ad un uso degli spazi privati secondo regole e ruoli differenti, muoversi nello spazio seguendo gestualità inconsuete per un occidentale, sfruttare gli spazi secondo economie domestiche di altra origine… C-House intende realizzare una piccola casa giapponese per due persone in cui attraverso le scelte ambientali, sensoriali, compositive, tecnologiche si riesca ad ottenere un ambiente domestico giapponese attuale. |
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temporanea
è la durata della casa. La costruzione non sarà permanente per una serie di ragioni: la possibilità di essere ospitata, realizzata e abitata durante un evento artistico di grande risonanza quale Mukoshjima (date varie); il concetto di durata delle opere architettoniche in Giappone, che sembrano seguire un ciclo di vita molto più breve rispetto ai parametri temporali di una qualsiasi costruzione occidentale. C-House potrebbe diventare dunque la particella più elementare dell’architettura giapponese contemporanea e forse anche un prototipo interessante da sperimentare altrove, magari in Occidente. |
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in
policarbonato
alveolare perché in versione traslucida, questo materiale sembra garantire le prestazioni richieste dalla casa giapponese più comunemente nota e diffusa: in termini di privacy, in termini di comfort ambientale, in termini di luminosità degli spazi interni, in termini di flessibilità, di messa in opera e di leggerezza. Tra la carta e il vetro, il policarbonato alveolare sembra candidarsi come materiale eccellente per la realizzazione di questo progetto. Il policarbonato alveolare combinato a quello trasparente, consente inoltre un’articolazione luminosa di grande fascino e una texturizzazione della luce e delle superfici che rinnovano il linguaggio delle superfici di grande fascino in Giappone. C-House nasce dalle performance di questo materiale per diventare una casa e una occasione di innovazione e di scambio che non passa unicamente attraverso la forma delle cose, ma anche attraverso le emozioni e le sensazioni che materiali come il policarbonato sono in grado di suscitare. |
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Pedro
Arroyo, Anna Barbara, Stefano Mirti, Akihiro 'AKI' Otzuka, Luca Poncellini: Mukojima Net Event: http://www.mukojima.cjb.net |
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and
please take a look at
www.cliostraat.com